Minardi boccia Calati sul caso islamico. Dopo che il Tar ha imposto al sindaco Calati di concedere agli islamici magentini uno spazio per pregare, c’è stato un vero polverone intorno alla Giunta magentina. Attaccata dagli oppositori, difesa dai big leghisti e non solo, la prima cittadina si è difesa con una nota, evidentemente redatta dai legali, che è apparsa un po’ troppo formale. Dal resto della Giunta e della maggioranza solo silenzio. Solo colpa delle vacanze? Forse, ma di certo l’immagine di squadra questa volta non si è vista. Silvia Minardi, che 2 anni fa si candidò con la sua civica a sindaco, legge uan debolezza nell’atteggiamento di Calati: “Il Sindaco Chiara Calati dimostra il suo carattere anti-democratico anche nel modo in cui usa la lingua nella comunicazione istituzionale. Il sindaco non sa o – peggio – non vuole usare la lingua italiana per favorire la partecipazione, la trasparenza e soprattutto l’uguaglianza dei cittadini tutti”, evidenzia.

Minardi boccia Calati sul caso islamico

“Un uso della lingua che fa della incomprensibilità il suo tratto caratteristico è fonte di esclusione e di diseguaglianza. La convivenza civile ha bisogno di favorire in ogni modo la comprensione tra le persone: usare la lingua italiana in questo modo nella comunicazione istituzionale significa, invece, voler fomentare la divisione tra le persone. Al sindaco sembra invece non interessare se ci sia uan reale comprensione di ciò che sta accadendo”, aggiunge.

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L’analisi politica

C’è chi dice che, ormai, il sindaco, rimasta senza partito dopo la cacciata da Noi con l’Italia, stia cedendo alle lusinghe padane: “In effetti la direzione che calati sta prendendo è quella, al di là che abbia o meno una tessera di partito. Non credo che questo sia il risultato del fatto che venga mal consigliata. Il dato politico è che dai partiti di maggioranza non è partita alcuna iniziativa a sostegno del sindaco, sempre più sola in una Giunta a chiara trazione leghista”.