Sfiducia Lazzarini, il presidente del Consiglio comunale Antonio Guarnieri (nella foto di copertina) spiega perché, durante il consiglio comunale di martedì 19 marzo, non ha accolto la richiesta di voto palese per la mozione presentata dalla minoranza.

Sfiducia Lazzarini, “Il documento è stato reputato ricevibile”

“Le recenti esternazioni di sindaco e vicesindaco riguardanti il Consiglio comunale del 19 marzo scorso rendono necessarie alcune precisazioni – spiega Guarnieri in un comunicato stampa -. I Gruppi di minoranza hanno depositato presso l’ufficio protocollo del Comune in data 11 marzo 2019 una mozione di sfiducia nei confronti dell’assessore Lazzarini, il documento è stato oggetto di valutazione da parte del sottoscritto e del Segretario comunale dottor Enzo Marino ed è stato reputato ricevibile e quindi iscritto all’ordine del giorno del Consiglio comunale previsto per il 19 marzo 2019″.

“Scrutinio segreto per una doppia tutela”

“Abbiamo condiviso la necessità di trattare il punto in seduta segreta e di portarlo in votazione a scrutinio segreto ai sensi dell’Art. 9 dello Statuto e dell’Art. 67 comma 3 del Regolamento Comunale che recita testualmente: “Le deliberazioni concernenti persone e quelle per le quali questa forma di votazione sia espressamente prescritta sono adottate con votazione a scrutinio segreto”. Queste norme intendono chiaramente tutelare sia l’individuo che rappresenta l’oggetto della mozione ma anche i Consiglieri comunali che sono chiamati ad esprimersi democraticamente su questa persona senza alcun condizionamento. Credo quindi che le accuse che mi sono state rivolte di non garantire la democrazia non meritino commento”.

“Le altre due mozioni sono state sono state ritirate dai proponenti”

“Durante la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi consiliari tenutasi l’11 marzo io e il Segretario Marino abbiamo comunicato quanto sopra ai capigruppo e nel corso della riunione, come potranno confermare tutti i presenti, sono state ritirate da parte dei Presidenti dei Gruppi firmatari due delle tre mozioni iscritte all’ordine del giorno concernenti persone, in particolare quella di censura nei confronti del Sindaco e quella di censura sul comportamento del Consigliere Daniele Berti. Risulta chiaramente inverosimile la ricostruzione riportata dal Sindaco sulla stampa locale secondo cui il Presidente del Consiglio avrebbe ‘…deciso per eliminare le altre due e mantenere questa e se ne assumerà la responsabilità…’. Oltre a non rientrare nelle facoltà del Presidente quella di ‘tenere’ o ‘eliminare’ le mozioni presentate dai Consiglieri, vi sono gli appunti del verbalizzante che confermano in modo inequivocabile e puntuale quanto accaduto”.

“Una mozione del genere è legittima e molto frequente”

“A chi afferma che la suddetta mozione sia inammissibile suggerisco garbatamente di digitare le parole ‘sfiducia assessore’ su qualsiasi motore di ricerca; scoprirà che l’utilizzo di questo strumento è molto frequente ed esistono esempi documentati di mozioni simili presentate, discusse e votate di recente in Comuni a noi vicini come Varese, Como e Novara. Peraltro, il fatto che non vi sia un articolo che la disciplini in modo specifico ed esclusivo non significa in alcun modo che la stessa sia illegittima. Mi preme inoltre ricordare che la sfiducia ad un assessore è un atto di mero significato politico che, quand’anche venisse approvato dal Consiglio, non comporterebbe alcuna conseguenza pratica nella composizione della Giunta. Ben diverso è il senso della mozione di sfiducia al Sindaco che viene trattata dall’articolo 10 del Regolamento definendone in modo chiaro e preciso le formalità e gli effetti”.

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“Il Consiglio comunale non può deliberare contro lo Statuto”

“Durante la seduta consiliare del 19 marzo 2019 mi è pervenuta la richiesta da parte del Gruppo di Forza Italia di mettere ai voti del Consiglio il passaggio da modalità segreta a modalità palese per il voto sulla mozione. Per gli effetti delle norme di cui sopra e considerato che non esiste alcun articolo che preveda la facoltà del Consiglio comunale di deliberare contro quanto espressamente definito dallo Statuto che rappresenta la principale fonte normativa dell’Ente (se non dopo aver modificato lo Statuto stesso seguendo l’iter previsto), ho confermato la necessità di mantenere il voto segreto”.

“La mia carica mi impone scelte al di sopra delle parti”

“La carica che ho l’onore di ricoprire mi impone scelte al di sopra delle parti volte a garantire pari diritti e pari opportunità a tutti i componenti del Consiglio Comunale. Le mie decisioni nel merito sono state supportate da diversi pareri legali rilasciati da professionisti nel settore del Diritto Amministrativo che ho ritenuto corretto consultare al fine di garantire la massima qualità al mio lavoro ma soprattutto tengo a sottolineare che ogni mia azione si basa sull’assoluto rispetto delle Istituzioni e sull’osservanza scrupolosa delle leggi che ne regolano il funzionamento”.

 

 

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