Secondo un nuovo studio dell’Università di Pechino, pubblicato sulla rivista scientifica Neurology, l’insonnia sarebbe in grado di accrescere le possibilità di essere colpiti da infarto e ictus. In questo articolo si conosceranno tutti gli aspetti del nuovo studio e si scopriranno quali sono i rimedi per scongiurare i rischi di tali patologie. Lo studio del’Università di Pechino sull’insonnia Il professor Liming Li, assieme al suo staff, ha valutato i profili di 487.220 cinesi di età compresa tra i 30 e i 79 anni; i soggetti, che avevano un’età media di 51 anni, erano stati studiati per 10 anni, permettendo una raccolta dati in 10 aree della Cina.

Sulla base di queste informazioni della China Kadoorie Biobank, i ricercatori dell’Università di Pechino sono riusciti a collegare il fenomeno dell’insonnia al rischio di essere colpiti da ictus, infarto e da altri disturbi di tipo vascolare e neurologico. C’è da sottolineare che, tra i soggetti presi in esame dall’indagine, nessuno aveva mai manifestato o sofferto di patologie cardiovascolari o tumori. Per rientrare nello studio, ossia per essere classificati come persone colpite dal disturbo del sonno, era necessario manifestare episodi di:

  • risvegli mattutini precoci
  • difficoltà a mantenere il sonno oppure ad addormentarsi
  • difficoltà a mantenere la concentrazione durante la giornata, a causa della sonnolenza

Tutti i soggetti soffrivano di questi disturbi almeno per tre volte in una settimana. Il follow up, durato 10 anni, ha archiviato i dati di 130.032 casi di malattie cardiovascolari. I ricercatori hanno studiato i dati, dopo aver provveduto alla correzione dovuta ai diversi fattori di rischio: è emerso che ciascuno dei tre sintomi dell’insonnia causava un aumento del rischio di ictus e cardiopatia ischemica. Per esempio, il risveglio mattutino precoce aumenta del 7% la possibilità di problemi cardiovascolari; la difficoltà a mantenere il sonno oppure ad addormentarsi accresce tale possibilità del 9%, mentre la difficoltà a mantenere la concentrazione durante la giornata la incrementa addirittura del 13%. I soggetti che manifestavano tutte e tre i sintomi raggiungevano una percentuale di rischio del 18% di CVD, del 10% di ictus ischemico e del 22% di ipertensione.

Un altro dato interessante riguarda il rapporto tra i risultati percentuali e l’età dei soggetti analizzati: l’associazione tra CVD e insonnia è molto più evidente tra i giovani adulti e nei soggetti che non soffrivano di ipertensione nella fase iniziale dello studio. Di tutti i partecipanti l’11% rientrava nel gruppo con difficoltà ad addormentarsi, il 2% nel gruppo con difficoltà a concentrarsi mentre il 10% in quello che aveva risvegli precoci al mattino.

Il professor Liming Li ha sottolineato, in un’intervista a Neurology, l’importanza che riveste una diagnosi precoce, proprio alla luce dell’incidenza di questi fattori di rischio legati all’insonnia nei giovani adulti e in quanti non soffrivano di ipertensione al principio dello studio. Il ricercatore, tuttavia, ha voluto anche precisare che non è ancora possibile parlare di causa ed effetto, per quanto riguarda insonnia e CVD; si può invece parlare di semplice associazione tra insonnia, malattie cardiache e ictus.

Rimedi per l’insonnia: fitoterapia e integratori

Esistono dei rimedi per ridurre i disturbi del sonno e dunque anche il rischio di malattie cardiache. Il primo consiglio è quello di consultare un dietologo, che sicuramente prescriverà una dieta equilibrata ricca di vitamine e sali minerali, che contenga alimenti importanti come la verdura, la frutta, il pesce, il riso e i cereali integrali. Sono inoltre da ridurre drasticamente, o escludere dalla dieta e dalle abitudini, il fumo e l’alcool. Sembrerà paradossale ma l’insonnia colpisce anche gli atleti, le persone che praticano sport anche a livello non agonistico. Si potrebbe infatti immaginare che la fatica fisica sia un buon presupposto per un sonno intenso. Non è così e non sempre è consigliabile ricorrere ai farmaci, che in taluni casi possono anche creare dipendenza ai principi attivi; allo stesso modo non sempre i soggetti che soffrono d’insonnia traggono beneficio dalla terapia omeopatica o da quella erboristica. Esistono tuttavia una serie di integratori per dormire bene, specialmente se associati sinergicamente. Ovviamente il consiglio è sempre quello di consultare il proprio medico curante, prima di intraprendere qualunque terapia per combattere l’insonnia.

La combinazione di tre integratori favorisce l’incremento di GH e Testosterone, ovvero due ormoni anabolici molto importanti per l’organismo.

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Il primo integratore è a base di Acido 4-Amino-3Fenil Butanoico; si tratta di un derivato dell’acido gamma-ammino butirrico, meglio noto come GABA. Ha un effetto sedativo in quanto si lega ai recettori del GABA, favorendo dunque il sonno e stimolando il soggetto ad una maggiore produzione di acido gamma-ammino butirrico. Si tratta di un integratore in grado di stimolare l’incremento dei livelli sierici del GH; da anni viene commercializzato negli Stati Uniti per combattere l’insonnia e l’ansia.

L’integratore 5-htp è una variazione dell’aminoacido essenziale triptofano; è efficace per prendere sonno, se associato all’Acido 4-Amino-3Fenil Butanoico. Il suo effetto sull’organismo è la sintesi endogena di melatonina e serotonina: si tratta di ormoni neurotrasmettitori che favoriscono il sonno e rilassano. Nei soggetti maschi stimola la secrezione di testosterone, aumentando l’ormone di GnRH e l’ormone luteinizzante; il medico curante saprà consigliare circa la posologia di questo integratore, che solitamente si assume 30 minuti prima di dormire, lontano dai pasti.

Tra gli integratori che aiutano a dormire c’è anche la teanina, una variante della glutammina; si tratta della componente più importante del tè verde, che ha un effetto rilassante. La Teanina agisce sulla qualità del sonno, perché stimola il GABA, accrescendo i livelli di serotonina nell’organismo. Tra gli effetti della sua assunzione, a stomaco vuoto, c’è anche la stimolazione delle onde alfa cerebrali.

Concludiamo con la panoramica sugli integratori che aiutano il sonno con la Melatonina

Solitamente viene prescritta dal medico curante quando l’insonnia è causata dalla mancanza di melatonina; deve essere assunta, con ottimi risultati, circa trenta minuti prima di andare a letto; accorcia il tempo necessario a prendere sonno.

Passando alla fitoterapia, c’è una vasta gamma di piante con proprietà ipnoinducenti e calmanti che permettono ai soggetti che le utilizzano di rilassarsi e di addormentarsi senza difficoltà. Si tratta di un’alternativa valida ai farmaci, e nello specifico ai sonniferi.

Tra le piante più importanti e diffuse ci sono:

  • la camomilla: è sicuramente la tisana più diffusa, specialmente per aiutare i bambini a prendere sonno, quando soffrono di febbre, tosse, raffreddore o altre situazioni patologiche; è importante non esagerare con le dosi perché altrimenti si causa l’effetto opposto;
  • il tiglio: è una pianta che, se assunta come tisana, è in grado di allentare le tensioni, ma con un effetto sedativo piuttosto blando; tuttavia riesce a placare il mal di testa, le tensioni e il nervosismo;
  • il biancospino: a differenza del tiglio ha funzioni anche antispasmodiche oltre che sedative;
  • la passiflora: è conosciuta anche come passiflora incarnata; riesce a sortire effetti benefici sul sistema nervoso centrale e favorisce il sonno riducendo le palpitazioni, lo stress e l’ansia;
  • l’iperico: conosciuto anche come erba di San Giovanni, è efficace anche contro l’ansia e la depressione oltre ad avere virtù rilassanti e calmanti;
  • il luppolo: il luppolo viene usato anche per imbottire i cuscini; assunto come tisana ha effetti ipnoinducenti;
  • l’arancio dolce: il suo nome latino è citrus aurantium e ha virtù antidepressive e calmanti;
  • la melissa: agisce sul mal di testa, sugli stati ansiosi che causano l’insonnia e calma il sistema nervoso;
  • l’escolzia: ha virtù ansiolitiche e analgesiche che aiutano a prendere sonno;
  • la valeriana: la valeriana officinalis è uno dei toccasana contro l’insonnia; se ne utilizza la radice secca ed è un calmante naturale che favorisce il sonno.
    Agisce abbassando il livello di ansia e stress; è molto importante fare attenzione al dosaggio della valeriana; sbagliando le quantità la pianta produce controindicazioni per quanti soffrono di pressione bassa.

Le erbe elencate possono essere assunte in varie modalità: come infusi o macerati idroalcoolici in gocce, nella forma di composti fitoterapici mischiati o puri, ma anche come estratti secchi all’interno di capsule o nella forma di tintura madre.
Concludiamo con un rimedio che può essere adottato come pratica quotidiana o come sana abitudine, da abbinare a integratori e tisane. La pratica Yoga è riconosciuta, assieme alla meditazione, alla respirazione Zen e al Tai Chi Chuan come un toccasana contro lo stess, l’ansia, il nervosismo. È in grado di restituire equilibrio all’organismo e alla psiche, favorendo un sonno migliore.