Sta assumendo contorni a dir poco discutibili la vicenda che ha visto ieri mattina sospendere una partita di basket under13 che si stava disputando tra la società carpenedolese dell’Amico Basket Carpenedolo e la Negrini Pallacanestro Quistello 1996.

Durante la gara, che si svolgeva nella palestra di Carpenedolo e che la squadra locale si stava aggiudicando per 20 a 0, i genitori  hanno cominciato ad insultare pesantemente gli avversari e l’arbitro, classe 2005, che da soli due mesi riveste un ruolo tanto delicato.

Dopo diversi richiami alla correttezza da parte di Marco Giazzi, coach della squadra carpenedolese,  che è perfino salito sugli spalti per cercare di sedare gli animi, l’allenatore ha deciso di ritirare dal campo la sua squadra chiedendo la sconfitta a tavolino.

Un segnale educativo forte e una scelta comprensibile dopo gli insulti anche personali subiti.

La Federazione impone a tutti il silenzio stampa

È, però, a questo punto che oltre al danno la società carpenedolese rischierebbe di subire la beffa.

La Negrini Pallacanestro Quistello 1996, infatti, non avrebbe, a detta di molti, affatto gradito il post esplicativo dell’accaduto che Marco Giazzi ha pubblicato sulla sua pagina facebook subito dopo l’interruzione della partita e la società sembrerebbe voler passare alle vie legali per tutelare la propria immagine sportiva.

Il post del giovane allenatore, infatti, ha scatenato un numero immenso di iterazioni sui social e l’interesse di tutte le testate giornalistiche nazionali che hanno trasformato la sfortunata partita in un vero evento di cronaca.

In realtà Marco Giazzi non ha indicato contro quale squadra fosse disputata la gara nè mosso accuse precise ma solo espresso un dispiacere condivisibile e comprensibile, di contro una denuncia per diffamazione risulterebbe piuttosto difficile da intentare.

La Federazione italiana ha comunque aperto un fascicolo sull’accaduto, imponendo all’allenatore il silenzio stampa.

Il post del coach Marco Giazzi su Facebook

“Oggi più che mai abbiamo bisogno di segnali forti nello sport giovanile. Ore 11:00, gara under13 come ce ne sono tante, in casa, con il miniarbitro classe 2005 che calca i parquet per le prime volte, a due mesi dal corso. Salto a due e subito dagli spalti “fischi solo a loro, e ma guarda, è passi, è fallo, non ci vedi?”, con intensità sempre maggiore. Finisce il primo quarto, siamo sopra! Inizia il secondo, la musica non cambia, sempre la stessa “è un massacro, e i falli, e le mani addosso, non ci vedi, quello è antisportivo, e questo non lo vedi?”. I ragazzi si innervosiscono, aumentano le scorrettezze in modo proporzionale alle proteste del pubblico. Siamo ancora sopra, +10, una gioia immensa visto che veniamo da 6 sconfitte consecutive……………..ma poco importa! Si riparte con la terza frazione, fallo tecnico a un giocatore, che ha perso le staffe. La platea impazzisce, “tu sei un criminale, gli hai fatto male apposta”, “che cazzo dai tecnico, vergognati coglione, vai a rifare il corso, quanto ti pagano?”, di più, di più e ancora di più. Stiamo vincendo bene, 43 a 33, un mio giocatore fa un fallaccio, non fischiato dall’arbitro. E giù insulti. Non ne avevo necessità, ma decido di chiamare un time out. Mi avvicino ai genitori sugli spalti e dico: “vi state rendendo conto di cosa sta succedendo? Noi qui in campo stiamo giocando a basket tutti insieme, ci lasciate fare ciò che ci piace in pace? E poi, potete smettere di protestare e insultarci?” La risposta non è tardata. “Vergognati, deficiente, non devi dire a noi quello che dobbiamo fare, e poi la tua squadra non gioca a basket, chiamalo rugby o pugilato ma il basket è un’altra cosa”. Gara sospesa nel terzo quarto, sul +10 per noi. Ritiro la squadra e spiego ai ragazzi la scelta. Non è colpa loro. Chiedo l’omologazione 0-20, perché è stata una mia scelta il non voler giocare in questa situazione, e sinceramente né a me né ai miei ragazzi conta vincere ma fare ciò che ci piace nel clima più sereno possibile. Ore 13:00. Fisso la palestra e non c’è più nessuno. Un vuoto. Stamattina non hanno perso i ragazzi in campo…ma il basket, lo sport.”

Massimo sostegno da parte della Società Amico Basket

“Io e la società dell’Amico Basket sosteniamo in toto la decisione del nostro allenatore” – ha dichiarato Ilario Morabito presidente della squadra carpenedolese “Una decisione dura che ci lascia molto dispiaciuti ma talvolta occorrono le maniere forti per far comprendere che lo sport deve essere un modo per stare insieme, divertirsi e imparare il rispetto reciproco.  Se i ragazzi sbagliano, lasciamoli sbagliare dando un esempio di sportività e rispetto. Mi auguro che quanto accaduto sia da insegnamento per tutti”.