Le lacrime al momento della convocazione e le lacrime al termine della partita contro l’Olanda, che ha battuto l’Italia per 2 a 0 ai quarti di finale. “I tifosi sono la nostra vittoria” commenta Laura Fusetti sul suo profilo Facebook. Nonostante la delusione, l’Italia esce a testa alta, pronta a ripartire. Grazie alle giovani azzurre, la percezione del calcio femminile è completamente cambiata.

“Voi tifosi siete la nostra vittoria”

Ecco le parole – rivolte ai tifosi – della calciatrice rescaldinese Laura Fusetti, 28 anni, difensore centrale del Milan e tra le convocate per i Mondiali di calcio femminile in Francia, dopo la sconfitta contro l’Olanda ai quarti di finale:

“…È una regola che cambia tutto l’universo, perché chi lotta per qualcosa non sarà mai perso…
È stata un’esperienza indimenticabile, resa ancor più unica perché condivisa con compagne di viaggio stupende, ma soprattutto perché tutti voi tifosi ci avete sostenuto come non mai: siete stata la nostra arma in più, la nostra vittoria! Felici di aver fatto innamorare così tante persone con la nostra passione!”

L’intervista ai genitori di Laura Fusetti

Abbiamo intervistato i genitori di Laura, Patrizio Fusetti e Gianpiera Pezzoni, per scoprire qualcosa di più sulla giovane azzurra.

Com’è nata la passione di Laura per il calcio?

“Un po’ seguendo il papà, io giocavo a livello dilettantistico fino alla prima categoria. Quando è nata Laura, avevo 31 anni e giocavo a livello amatoriale. Lei aveva iniziato col nuoto, ma la domenica veniva a vedere le mie partite. Un giorno mi ha detto: “Papà voglio giocare a calcio. In oratorio c’è una bambina che gioca”. Era inverno; noi le abbiamo risposto che ci avremmo ripensato con l’arrivo del primo sole. Non le abbiamo più detto niente, ma lei in primavera ha manifestato lo stesso desiderio, così ha iniziato a giocare alla Carcor nei pulcini”.

Oltre ai successi sportivi, vostra figlia si è anche laureata. In cosa?

“In Scienze e tecnologie della ristorazione nel 2016. Abbiamo lasciato libertà di scelta a Laura e al fratello Davide dopo il liceo scientifico; crediamo sia importante impegnarsi sempre, al massimo, in tutte le cose che si fanno, che sia la scuola o il lavoro. Alle superiori, Laura studiava e poi andava agli allenamenti 3 volte alla settimana di sera; la sua determinazione e costanza l’hanno portata a laurearsi e a raggiungere i risultati attuali”.

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Com’è avvenuto il passaggio al Milan?

“Nel 2018 il Brescia, dove giocava Laura, ha venduto il titolo sportivo al Milan. Per quanto riguarda il numero, Laura avrebbe portato quello che aveva nel Brescia, il 16; alla fine, è arrivata la maglietta col numero 6. Le sue compagne le hanno fatto notare che il numero 6 del Milan era di Franco Baresi ed era stato ritirato. La società ha chiesto a Baresi il permesso e il campione ha concesso il numero a Laura, che ha sempre sperato di indossare la maglia con onore”.

Cosa vi ha detto Laura al momento della convocazione e dopo la prima partita della Nazionale?

“È stata felicissima della notizia; ha saputo della convocazione l’ultimo giorno del ritiro a Riscone, in provincia di Bolzano. Anche dopo la partita, era contenta della vittoria e della prestazione delle compagne. Andremo a vedere Laura nella partita contro il Brasile, che si svolgerà martedì 18 giugno. Speriamo di vederla presto in campo”.

Qual è il segreto per diventare un’azzurra e i valori che lo sport ha trasmesso a Laura?

“A Laura abbiamo insegnato a stare coi piedi per terra nonostante il successo. Credo che il segreto sia la costanza, il sacrificio, la grinta, la passione, la determinazione, cercare di non mollare mai nonostante eventuali infortuni”.

Dal 2018 i campionati femminili di serie A e B sono sotto la gestione della FIGC e non più della Lega Nazionale Dilettanti. Cosa manca per colmare il divario tra calcio femminile e maschile?

“Dobbiamo adeguarci alla realtà europea dove il calcio femminile e le giocatrici sono molto più valorizzate. Serve un cambiamento a partire dalla scuola, ma anche a livello provinciale dove molte squadre non hanno la possibilità di avere un settore giovanile. Se ci fosse una sovvenzione, potrebbero essere coinvolte molte più bambine che desiderano giocare a calcio; Laura ha iniziato con i maschi nella Carcor e poi, a 13 anni, si è spostata alla Tradate Abbiate perché era la squadra di calcio femminile più vicina. Serve sicuramente un contributo anche da parte del calcio maschile, il Milan ad esempio ha acquistato la squadra femminile, ma anche una maggiore visibilità a livello mediatico. Siamo sicuri che questo Mondiale dimostrerà ancora una volta il valore delle nostre azzurre”.